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Tag: riforma previdenziale

Riforma previdenziale ENPAP 2026

A cura di Dominella Quagliata – Presidente PLP e Sandra Vannoni – Delegata nazionale PLP Previdenza e Welfare



Sintesi della Relazione PLP sulla riforma previdenziale ENPAP 2026

PLP Psicologi Liberi Professionisti – Sindacato Nazionale ha predisposto una relazione tecnica e politica sulla proposta di riforma previdenziale ENPAP, con l’obiettivo di informare i colleghi, rappresentare le principali criticità emerse e avanzare proposte migliorative orientate alla sostenibilità del sistema e alla tutela della categoria.

La posizione di PLP è chiara: la sostenibilità previdenziale costituisce un obiettivo necessario e condivisibile. Tuttavia, ogni intervento riformatore deve essere costruito in modo equo, graduale e coerente con la reale capacità contributiva degli psicologi liberi professionisti.

La proposta attualmente in discussione prevede l’aumento del contributo soggettivo dal 10% al 15% e del contributo integrativo dal 2% al 4%. Pur comprendendo le ragioni strutturali che hanno portato ENPAP ad avviare il percorso di riforma, PLP evidenzia come una quota rilevante della categoria operi oggi con redditi bassi, discontinui o instabili, in un mercato professionale fortemente competitivo e spesso caratterizzato da pressione al ribasso dei compensi. In tale scenario, un incremento contributivo uniforme rischia di incidere maggiormente proprio sui colleghi economicamente più fragili.

Per questa ragione, PLP ha avanzato alcune proposte qualificanti.

In primo luogo, la gradualità dell’aumento contributivo. Il Sindacato ha proposto un incremento progressivo del contributo soggettivo, pari all’1% annuo fino al raggiungimento del 15%, al fine di consentire ai professionisti un adattamento sostenibile nel tempo. Con riferimento al contributo integrativo, PLP ha evidenziato la necessità di garantire che tale quota sia effettivamente posta a carico della committenza e non assorbita, come spesso accade nella pratica, nei compensi professionali.

In secondo luogo, PLP ha richiesto una maggiore tutela della capacità contributiva reale, attraverso correttivi specifici per redditi bassi, carriere discontinue, giovani professionisti e categorie maggiormente esposte a fragilità economica. Il Sindacato ritiene infatti che il principio di equità debba accompagnare ogni riforma previdenziale.

Ulteriore proposta riguarda l’istituzione di un Osservatorio permanente tra ENPAP e parti sociali, finalizzato al monitoraggio costante degli effetti della riforma e all’eventuale introduzione di correttivi sulla base dei dati reali.

PLP ha inoltre posto con forza il tema strategico della crescita del reddito professionale. Una previdenza sostenibile non può fondarsi esclusivamente sull’aumento delle aliquote contributive, ma richiede politiche parallele di valorizzazione economica della professione psicologica: equo compenso, contrasto al dumping, ampliamento degli sbocchi professionali, maggiore presenza nei sistemi pubblici e sviluppo di nuovi mercati professionali.

In data 17 aprile 2026 si è svolto l’incontro istituzionale tra PLP ed ENPAP, su invito del Presidente dell’Ente. Il confronto si è tenuto in un clima costruttivo e di reciproca disponibilità all’ascolto. Nel corso dell’incontro, ENPAP ha comunicato che il Direttore dell’Ente, interpellato sul punto della richiesta di sospensione della seduta del 23 aprile, ha risposto che sulla base dello statuto interno e della normativa il Consiglio di Indirizzo è vincolato ad esprimersi sulla proposta del CDA;

che la gradualità dell’aumento del contributo soggettivo risulterebbe già prevista nell’impianto della riforma. È stata inoltre rappresentata una difficoltà tecnica a rinviare l’incremento del contributo integrativo, in quanto la documentazione sarebbe già formalmente depositata per la votazione.

Sul piano delle proposte avanzate da PLP, il Presidente ENPAP ha espresso parere favorevole rispetto all’istituzione di un Osservatorio permanente e ha manifestato disponibilità alla costituzione di un tavolo istituzionale con le parti sociali dedicato alla crescita del reddito professionale della categoria.

PLP valuta positivamente il confronto avviato e le aperture registrate su temi centrali. Al tempo stesso ribadisce che la tenuta del sistema previdenziale e la sostenibilità economica della professione non possono essere considerate obiettivi alternativi, ma devono procedere insieme.

Il Sindacato conferma pertanto la propria disponibilità a proseguire il dialogo istituzionale con ENPAP, con il Consiglio Nazionale dell’Ordine e con tutte le parti sociali coinvolte, nell’interesse generale degli psicologi italiani.



Relazione di PLP Psicologi Liberi Professionisti sulla Riforma Previdenziale ENPAP

Indice

Premessa

Introduzione

Come funziona la previdenza ENPAP

Perché ENPAP propone la riforma

Il contesto economico: i redditi

Proiezione dell’impatto della riforma a 5 anni

La posizione di PLP

Criticità rilevate

Le proposte di PLP

Conclusioni

Esiti dell’incontro istituzionale PLP – ENPAP

Conclusioni sull’incontro


Premessa

In data 14 aprile 2026, appresa la convocazione da parte di ENPAP di una riunione del CIG ( Consiglio di Indirizzo Generale) finalizzata all’approvazione della Riforma Previdenziale, il Sindacato PLP Psicologi Liberi Professionisti ha ritenuto opportuno intervenire formalmente, esprimendo rammarico per il mancato coinvolgimento preventivo delle rappresentanze della categoria.

In qualità di parte sociale, PLP ha infatti evidenziato come l’assenza di un confronto strutturato con le organizzazioni professionali e sindacali costituisca un elemento critico nel percorso di costruzione della riforma. Alla luce di ciò, in pari data è stata trasmessa una formale richiesta (leggi) volta a sollecitare la sospensione della votazione sulla riforma prevista per il 23 aprile in Consiglio di Indirizzo Generale e l’attivazione di un tavolo di confronto condiviso, finalizzato a raccogliere osservazioni, integrazioni e proposte migliorative.

A seguito della richiesta, ENPAP, nella persona del Presidente Federico Conte, ha tempestivamente attivato un’interlocuzione con PLP, riconoscendo la rilevanza del coinvolgimento del Sindacato e manifestando disponibilità a un confronto diretto.

L’incontro si è pertanto svolto in data 17 aprile 2026 e ha rappresentato un primo momento di interlocuzione istituzionale, nel quale PLP ha presentato in modo articolato le proposte contenute nella presente relazione, redatta prima dell’incontro, con l’obiettivo di contribuire a una riforma più sostenibile, equa e coerente con la realtà economica della professione psicologica.

Nell’ultimo paragrafo della presente relazione riportiamo gli esiti dell’incontro ENPAP-PLP.

Alla presente seguirà un incontro pubblico in cui interverranno un tecnico del sistema previdenziale (Confprofessioni) e la delegata nazionale previdenza e welfare di PLP.


1. introduzione

Da quanto ci risulta, negli ultimi mesi ENPAP ha avviato un percorso di riforma del sistema previdenziale che prevede:

  • aumento del contributo soggettivo dal 10% al 15%
  • aumento del contributo integrativo dal 2% al 4%

Questa relazione ha l’obiettivo di:

  • informare in modo chiaro gli iscritti
  • condividere il contributo portato da PLP
  • costruire una posizione sindacale consapevole e partecipata

2. Come funziona la previdenza ENPAP

Il sistema ENPAP è di tipo contributivo:

  • ogni professionista versa una percentuale del proprio reddito
  • questi versamenti si accumulano nel tempo
  • la pensione futura dipende da quanto versato

Ne consegue che:

  • bassi redditi → bassi versamenti → pensioni basse
  • carriere discontinue → maggiore fragilità previdenziale

3. Perché ENPAP propone la riforma

Le motivazioni di fondo della riforma sono reali e non possono essere ignorate:

  • molti iscritti versano contributi contenuti
  • i redditi professionali sono spesso bassi, variabili o discontinui
  • molte pensioni future rischiano di essere modeste
  • l’andamento demografico e professionale richiede maggiore equilibrio nel tempo

Ma c’è un punto decisivo da comprendere bene.

ENPAP non decide in un vuoto istituzionale

ENPAP, come tutte le casse previdenziali private dei professionisti, opera in autonomia gestionale, ma sotto vigilanza pubblica.

Questo significa che deve dimostrare periodicamente allo Stato che il sistema resta solido e in grado di pagare le pensioni future.

In particolare è sottoposta al controllo di:

  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
  • Ministero dell’Economia e delle Finanze, per i profili economico-finanziari
  • organismi tecnici e verifiche attuariali previste dalla normativa

Cosa viene richiesto concretamente alle casse

Le casse devono dimostrare:

  • equilibrio finanziario nel lungo periodo
  • adeguatezza delle entrate contributive rispetto agli impegni futuri
  • capacità di sostenere pensioni e prestazioni nel tempo
  • patrimonio coerente con i rischi previdenziali
  • proiezioni attuariali credibili su molti anni

In pratica: non basta “andare bene oggi”. Bisogna dimostrare di reggere anche domani.

Quali sono i rischi di una mancata riforma

In primo luogo, vi è il rischio di un significativo aumento del numero di iscritti che, al termine della carriera professionale, percepirebbero pensioni inferiori o prossime alla soglia di povertà, con la conseguente prospettiva di una progressiva fragilizzazione del sistema e di un numero crescente di colleghi in condizioni economiche fortemente critiche.

Inoltre, qualora una Cassa previdenziale non intervenga tempestivamente di fronte all’emersione di criticità strutturali, possono progressivamente accentuarsi ulteriori rischi, tra cui:

a. Pressione istituzionale crescente

Le autorità di vigilanza possono chiedere misure correttive più incisive e rapide.

b. Riforme imposte in emergenza

Quando si interviene tardi, spesso si interviene peggio: con meno gradualità e meno margine di confronto.

c. Penalizzazione delle nuove generazioni

Rinviare oggi può spostare il costo sugli iscritti di domani.

d. Misure più dure in futuro

Contributi più alti, requisiti peggiorativi o minori prestazioni possono diventare più probabili se si agisce troppo tardi.

Intervenire è necessario. Come intervenire è una scelta politica e tecnica.

Non esiste una sola riforma possibile.

Si può discutere su:

  • gradualità
  • equità tra generazioni
  • tutela dei redditi bassi
  • incentivi alla contribuzione
  • rapporto tra sacrificio presente e beneficio futuro
  • trasparenza dei numeri

In sintesi

La domanda non è “riforma sì o no?”

La vera domanda è:

“Quale riforma è più giusta, sostenibile e proporzionata per gli psicologi?”


4. Il contesto economico: i redditi

Secondo l’Osservatorio di Confprofessioni:

  • oltre il 50% dei professionisti guadagna meno di 30.000 €
  • circa 1 su 3 meno di 20.000 €
  • forte discontinuità reddituale
  • significativo divario di genere

Focus psicologi

  • redditi medi inferiori alla media
  • ampia fascia tra 15.000 € e 25.000 €
  • elevata presenza di giovani e donne
  • forte instabilità

Capacità contributiva disomogenea


5. Proiezione dell’impatto economico della riforma a regime

Premessa importante

Negli esempi che seguono, i valori di 20.000 €, 30.000 € e 50.000 € si riferiscono al reddito professionale imponibile annuo, cioè alla base su cui si calcola il contributo soggettivo.

Per i professionisti in regime forfettario, l’imponibile non coincide con il fatturato lordo, ma è dato dal fatturato moltiplicato per il coefficiente di redditività del 78% (attualmente previsto per l’attività professionale psicologica).

In pratica:

  • Fatturato lordo 25.640 € ≈ imponibile 20.000 €
  • Fatturato lordo 38.460 € ≈ imponibile 30.000 €
  • Fatturato lordo 64.100 € ≈ imponibile 50.000 €

(calcolo: imponibile = lordo × 78%)

La riforma prospettata prevede:

  • contributo soggettivo dal 10% al 15% dell’imponibile;
  • contributo integrativo dal 2% al 4% del fatturato lordo.

L’aumento del +2% integrativo, secondo quanto comunicato, verrebbe destinato così:

  • 1% ai montanti individuali (pensione futura);
  • 1% a TFP – Trattamento di Fine Professione, liquidabile a fine carriera.

Come si genera l’aumento

1. Contributo soggettivo

L’aumento dal 10% al 15% comporta un maggior versamento pari al 5% dell’imponibile.

Essendo fiscalmente deducibile, una parte del costo rientra tramite minori imposte.

2. Contributo integrativo

L’aumento dal 2% al 4% genera un ulteriore +2% sul fatturato lordo.
In teoria dovrebbe essere sostenuto dal cliente come voce aggiuntiva in fattura.

Esempi indicativi annui a regime

Fatturato lordo stimatoImponibile (78%)Maggior soggettivo nettoMaggior integrativo (+2%)Impatto massimo teorico
25.640 €20.000 €~850 €~513 €~1.363 €
38.460 €30.000 €~1.275 €~769 €~2.044 €
64.100 €50.000 €~2.125 €~1.282 €~3.407 €

Impatto immediato significativo


6. La posizione di PLP

PLP, aderente a Confprofessioni (che riunisce circa 20 sigle di liberi professionisti ), ha portato una posizione chiara:

la riforma è necessaria, ma deve essere sostenibile, equa e coerente con la realtà economica della professione


7. Criticità rilevate

  • impatto regressivo sui redditi bassi
  • riduzione immediata del reddito disponibile
  • rischio di uscita dalla professione
  • mancato intervento sul tema del reddito

8. Le proposte di PLP

8.1 Gradualità dell’aumento contributivo (soggettivo e integrativo)

Criticità: Problema

L’aumento immediato e simultaneo:

  • del contributo soggettivo (10% → 15%)
  • e del contributo integrativo (2% → 4%)

comporta un impatto economico rilevante in un solo momento, senza consentire ai professionisti né al mercato di adattarsi progressivamente.

Inoltre, allo stato attuale:

  • il contributo integrativo è formalmente a carico del committente
  • ma nella pratica molti psicologi lo assorbono nella parcella

Rischio che anche l’aumento al 4% venga sostenuto dai professionisti.


Proposta: Percorso graduale differenziato

Un percorso di gradualità differenziato tra contributo soggettivo e integrativo.


A. Contributo soggettivo

  • incremento di 1% all’anno
  • fino al 15% in 5 anni  (fino al 2031 non andremo a regime)

Consente un adattamento progressivo sul reddito del professionista

B. Contributo integrativo

  • incremento dal 2% al 4%
  • in un’unica soluzione (non graduale)
  • a partire dal terzo anno, cioè dopo due anni dall’avvio dell’aumento del soggettivo

Motivazione della scelta:

L’aumento graduale dell’integrativo (es. 2% → 3% → 4%) viene ritenuto problematico perché:

  • genera confusione operativa nella fatturazione per i professionisti
  • richiede aggiornamenti frequenti delle modalità di emissione delle parcelle
  • può creare disallineamenti contrattuali nei rapporti continuativi

Inoltre:

  • la committenza percepirebbe più aumenti ravvicinati
  • sarebbe necessario modificare i contratti più volte, soprattutto dove è esplicitata la percentuale dell’integrativo

Questo rischia di indebolire la capacità negoziale dei professionisti.

Destinazione dell’integrativo: chiarimento fondamentale

Oggi:

  • il 2% integrativo non va alla pensione individuale
  • finanzia sistema e assistenza

Con la riforma:

  • liquidabile a fine ca
    • l’incremento, costituito dall’ulteriore  2%, introduce una componente di accumulo individuale (con un 1% destinabile ad un possibile TFP – trattamento di fine professione)
    • liquidabile a fine ca